La fine di tutti. Onirica danza tra opposti.

Ho sognato che si, effettivamente era vero.
Il 2012 stava arrivando e con esso purtroppo, la fine del mondo.
E per tutti era come un andare ad oltranza senza neppur un sola speranza
Senza sapere dove si andava d’un tratto, per tutti, e non per il solo,
la morte, la fine, alfin arrivava.

Non più solo per il singolo

Con conto alla rovescia, andavamo a morire,
e in cuor nostro, più nulla da dire
Tutti eravamo all’ultimo giorno,
ma sapevamo chiaro e realmente,
ciò che, morendo volevam finalmente.

Forti dell’ormai precaria vita, tutti sapevamo che tutti avremmo fatto ugual fine.

E non volevamo piu vivere,
Volevamo viverla.

Ho sognato che Dio si era preso i migliori
per risparmiar loro tempi peggiori,
si era preso Steve Jobs e quell’altro del cuore
di cui nessuno, nemmeno infartuato, ne ricorda l’onore.
C’era SuperSic, lassù che piangeva.
Per noi, che per il corso di una vita tutta,
abbiamo cercato di tener la moto dritta.
Sorrideva, il SIC e nel mio sogno parlava
mi diceva “no, lascia stare, non devi tenerla
se esce di carreggiata, non raddrizzarla.
Non necessariamente restar sulla pista,
abbandonati pure alla tua via di fuga.
Lascia pur correre, che se provi ad opporti,
magari alle volte, è anche ben peggio.
La vita va, l’asfalto scalda, la gomma incolla.
Sono troppe variabili in gioco;
e non pensare che sia tua capacità
a tener moto in piedi, tra forze e gravità.

La vita va, decide lei, decide tutto, decide per tutti”.

Del mio sogno, potrei dirvi di preti che stracciavano tuniche
e donne che si abbandonavano impudiche.
Ma preferisco cantar di delinquenti redenti,
uomini che sceglievan la retta via
e prostitute che ormai, non la davan più via…
del loro corpo d’incanto,
volevano offrir solo sorrisi, e sorrisi soltanto.
Ho sognato persone dedite al fisico,
abbuffarsi ignobili senza ritegno.
E di grassoni viziosi infine, riuscire a darsi addirittura contegno.

Ho sognato di Nietzsche abbracciare un cavallo.
E quello stesso cavallo offrirsi al macello.
E poi di una mucca, a rider di lui e dell’equina sua spocchia.
Lei, che il macello, lo affronta ogni giorno.
Ho sognato di noi all’ultimo giorno,
guardarci, ridere, fregarcene e vivere;
e amarci noi tutti, noi tutti soltanto,
noi indistintamente, nel pien disincanto.
Neri con bianchi, gialli con grigi.
Ho sognato di amanti non sentirsi derisi,
di padri compassionevoli e figli benevoli.
Palestinesi e israelienani, cattolici e pagani,
rider di sè, viver tra sè.

Ho sognato la fine, la fine di tutti e quindi finalmente, la fine dei lutti.

24 ottobre 2011 | Post-it | Nessun Commento »

???? #35

Poveri bimbi, sballottati di qua e di là solo perchè nati da una notte di passione.

7 settembre 2011 | meditazioni | Nessun Commento »

???? #34

L’angelo del rock. we will, we will, we will rock you

Cimitero Abazzia di Novacella – Bz
3 agosto 2011 | meditazioni | Nessun Commento »

Da Picchio

Osteria Da Picchio, Bolzano

Link _: http://www.dapicchio.com

10 luglio 2011 | Post-it | Nessun Commento »

Scritti nel cesso #32

Toilette del Nada, Bolzano
22 aprile 2011 | Scritti Nel Cesso | Nessun Commento »

Design o niente di meglio da fare #43

E adesso falla!

Via _: CaMa

Link _: http://www.yankodesign.com/2011/04/01/dog-on-a-gun/

11 aprile 2011 | design / ndmdf | Nessun Commento »

Scritti nel cesso #31

“O poeti spazzatura, voi che la merda ispira, siete qui per cagare e non per creare”

Toilette du ‘Cyran’, Place de Clichy, Parigi
27 novembre 2010 | Scritti Nel Cesso | Nessun Commento »

Crollo anch’io

Io crollo, e da un blog aggiornato nei ritagli di tempo, nel quale mi ero ripromesso di mantenere solo toni ironici, mai politici, fatico a tacere.

E’ appurato, è cosa certa. siamo idioti. Era ben chiaro che da anni tra le file della cittadinanza italiana non ci fosse più alcun intellettuale, visto che quelli che si definivano tali, andavano a parlare di calcio in tv. Anzi, andavano a parlare del giuoco del pallone, perchè è italianismo arcaico e maggiormente degna di vanteria, la parola “giuoco”. Perchè è importante la forma, non il contenuto; il come lo dici, magari urlando alla Sgarbi, e non cosa dici. Era appurato anche che, visto l’andazzo dell’intellighenzia nostrana, crescessero solo giovani appassionati di giovani, format televisivi che si inventano finte corde emozionali da far vibrare, come la sfida tra cantanti o ballerine, o come il “lui esce dalla casa”; eventi in grado di attirare le lacrimuccie di spettatori idioti, che magari al funerale dei propri cari non cacciano nemmeno un singhiozzo. Eppure, oggi, il dado, effettivamente iacta est. Fino a ieri si rideva alla grande e con enfasi di tanta idiozia. Era idiozia tutta italiana, idiozia positiva, quelle che permette a noi maschietti di rimorchiare le straniere per le calli di Venezia o di fronte all’Anfiteatro Flavio; era la creatività dei grandi pubblicitari degli anni 80; degli ingegneri della nostra industria, che non sono migliori nel calcolo matematico rispetto a quelli stranieri, ma che sono migliori proprio sul piano dell’idiozia, perchè come il bufalo, non hanno la strada segnata, ma possono scartare a lato e cadere. Così come Flemming scoprì la pennicilina in maniera del tutto casuale, gli ingegneri italiani, i medici e i ricercatori, i chimici, i fisici nucleari, loro tutti non hanno mai avuto la strada segnata, ma possono scartare a lato e cadere. E per questo inventare. E’ questa la tesi che da un paio di anni almeno, provo a sostenere con i miei molteplici amici diasporati per il mondo. Tutti colori che, laureati in materie umanistiche, hanno dovuto lasciare il paese per trovare lavoro e serenità e da lontano ci criticano. Dicevo loro, “si va bene, abbiamo le escort e gli scandali, ma fanno parte della nostra creatività. Siamo italiani, il belpaese è anche questo, l’alta moda deriva anche da questa mentalità, del saper ridere di noi!” Del resto da sempre il sesso è parte integrante della cultura, e non esiste letterato che non si sia accompagnato a belle donne, a passioni improvvise e al sottobosco. Come i Verlaine o Baudelaire, come i cantanti rock che si sparano in faccia.

E’ crollata la casa dei gladiatori a Pompei, citano i telegiornali tra consigli di ricette e servizi sugli ultimi capolavori cinematografici prodotti da editori conniventi. E non serve spiegare niente, perchè tutti conoscono Pompei. Può capitare che non si conoscano le tombe etrusche, che non si sappia delle Terme di Caracalla o della villa di Adriano a Tivoli. Ma tutti sanno cos’è Pompei. E’ quel qualcosa che qualsiasi padre sa spiegare al figlio durante un gita estiva; e che spiega in maniera più o meno precisa, con accento  bolzanino o toscano, con imperfezioni o errori grossolani, ma con l’orgoglio di un padre che vede brillare di stupore gli occhi del figlio. Pompei è da sempre quello che tutto il mondo capisce, Pompei è la cultura che scende nelle strade, che diventa di tutti, che ricorda il passato a noi tutti, che diventa per tutti, anche per coloro che non sono avvezzi alla storia, al sapere. Pompei è la divulgazione per antonomasia, che può essere compresa in maniera immediata e subitanea, ad un primo sguardo, appassionando anche chi non ha mai studiato nè letto. E per essere tale, per essere così immediatamente, tragicamente facile, ha richiesto il sacrificio inimmaginabile di centinaia di uomini. Uomini e donne arsi vivi, che morendo si saranno sicuramenti rivolti al loro dio chiedendo il perchè di tanto dolore. Se Dio avesse risposto loro, se i Lari e Penati avessero voluto spiegare loro perchè, la risposta sarebbe stata “voi non lo capite, ma il vostro sacrificio, oggi, permetterà di ricordare l’intera vostra società nei secoli a venire”.
Noi quel sacrificio lo scordiamo con incuria e incapacità. In pochi minuti. E la cosa veramente tragica di tutto ciò non è che mancano i fondi, da sempre il refugium peccatorum di questa Italia di buffoni, ma che mancava solo l’organizzazione.

Quando nel 90 a.c. la repubblica Romana decise di estendere la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’Italia penisulare, sicuramente lo fece per calcolo politico ed elettorale, ma creò una coesione unica e secolare in questo paese, quella stessa coesione che in molti provano a rimettere in discussione inventandosi finti oscuri nemici, ora i terroni, ora i mussulmani. Anche loro per semplice tornaconto elettorale, ma senza capire la differenza tra bene e male e soprattutto per agevolare il proprio arricchimento personale. E’ paradossale, i gerarchi romani parlavano di divide et impera, ma anzichè dividere hanno creato un impero durato secoli. Questi fingono di voler dividere con un federalismo mai riuscito, ma continuano ad imperare un paese che in realtà non è loro.

Siamo un paese di idioti. E’ appurato. E crolleremo come la casa dei gladiatori.

8 novembre 2010 | Post-it | Nessun Commento »

Design o niente di meglio da fare #42

World of words: siamo un mondo di chiacchere.

Via_: http://www.ds03.de/

Link_: http://www.typomaps.net/

| design / ndmdf | Nessun Commento »

???? #33

Per i capi d’abbigliamento rivolgersi da un’altra parte!

Zona industriale nord – Ferrara.
6 novembre 2010 | meditazioni | Nessun Commento »

     
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