Quando valentino rossi parla alla moto prima delle gare nessuno dice nulla. Gli oggetti ci sentono, ci ascoltano e ci assecondano. Io oggi ho deciso di togliere il mio computer dalla parete cui è attaccato da 15 anni. Avevo 16 anni quando ho deciso di appenderlo li, ero in pieno periodo modding, ma ancora il fenomeno non si chiamava così. Ed anzi era difficile trovare ventole, ventoline per chipset e dissipatori vari. Non c’era questa moda, ma solo la voglia di correre di più, di avere processori overvoltati e schede video che ci permettessero di giocare a un 3d a dir poco imbarazzante. Appenderlo alla parete era stato un banco di prova fenomenale, che mi permetteva di attaccare ogni qualsivoglia componente nuova, perlopiù rubata a stefano con la scusa “te la ridò tra un mese”, o portata via ad acab con la formula, “appena ti serve chiamami”. In più mi permetteva una libertà estrema in termini di riconoscimento periferiche quando dovevo compilare un kernel linux.
Ebbene si cresce. Io ancora non lo sapevo. E’ cresciuta la mia mobilità, ed ora uso più il portatile che il fisso; è cresciuto il mio impegno quotidiano e quindi diminuito il tempo per rubare componenti, è cresciuta la mia allergia alla polvere, e quelle 3 ventole che mi sparano acari in faccia non fanno niente bene.
Allego due foto fatte ora. Prima dell’estremo saluto. Noterete che l’alimentatore è gia staccato, perchè avevo iniziato lo sgombero il mese scorso, poi non c’è l’ho fatta a andare avanti. vediamo se oggi riesco.
Lacrima silente.